Scripta manent, e così sarà.

Come dicevano i nostri saggi amici latini: le parole volano, gli scritti rimangono.

Nell’epoca e nello strano tempo della scrittura assistita e della correzione automatica, possiamo affermare con cauta leggerezza che il nostro maggiore, cruciale problema sia quello di scindere la realtà dei fatti da quelli che invece sono stati manipolati come solo oggi sappiamo fare; con molta, sgraziata ignoranza, con imprudenza e con software specializzati nell’alterazione della storia, di quello che era e già non è.

Quante volte, soprattutto negli ultimi dieci anni abbiamo sentito parlare di fake news, le notizie false, le bufale? Nell’ormai lontanissimo 1999, precisamente il 31 dicembre di quell’anno, alcune testate giornalistiche parlavano del cosiddetto Millenium Bug, il baco del millennio, ovvero il difetto informatico che avrebbe dovuto mandare in tilt i sistemi informatici di tutto il mondo. Molto rumore per nulla, come direbbe qualcuno.

E ancora, i simpatici alligatori che abiterebbero con umida tracotanza l’intricato e complesso sistema fognario della Grande Mela; Teresa Fidalgo, la dama bianca che si aggirerebbe per le strade di Sintra, paesino collinare del panorama portoghese, le case infestate di Voltri, le creature leggendarie dell’Himalaya. Di qualsiasi leggenda metropolitana si tratti, una cosa è certa: le leggende piacciono e anche quando non interessano, suscitano sempre una certa reazione collegata al nostro bisogno di sognare, di andare oltre con la fantasia e concederci un viaggio nel territorio dell’inesplorato. In fondo, non siamo poi tanto diversi dal cucciolo di cane spaventato dal primo incontro con la neve o con il mare, sostanze e movimenti che non conosce e che lo fanno inorridire. Eppure, quasi come naturale reazione al senso dell’ignoto appena toccato con mano, il cane ritorna sui suoi passi, guarda di nuovo in faccia ciò che prima era solo una macchia oscura di territori inesplorati. Nello scontro, o nell’incontro con ciò che non conosciamo, viene soddisfatta in primis la nostra voglia di conoscere, l’umana innata curiosità verso ciò che è altro rispetto a noi e, soprattutto, il bisogno primario e centrale di sapere, e sapere significa essersi chiesti il perché delle cose.

Tuttavia, con l’avvento di Internet nelle nostre case e la diffusione capillare di tutti i verbi di ognuno, quello che mi preoccupa di più è vedere con quanta ingenua facilità riusciamo a farci manipolare nelle nostre piccole illusioni di conoscere, e misconoscere la propria storia, le origini della civiltà di ieri, il punto di partenza dei nostri primi passi.

Vi dirò anche che ogni volta che leggo della dipartita di colonne portanti del nostro passato come possono essere e sono i sopravvissuti ai campi di sterminio, ogni volta che uno di loro se ne va, si esaurisce con essi anche la nostra possibilità di ascoltarli, di dare tempo alle generazioni future di sapere, di ascoltare, di riflettere. Quando l’Olocausto sarà solo un fatto del passato, davvero, quanto poco ci vorrà per inserirlo nelle leggende metropolitane? L’unica nota positiva è che non sempre vale la pena crucciarsi troppo per il futuro quando già oggi, di tanto in tanto, si legge di professori negazionisti (qui l’articolo a riguardo: https://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/prof-olocausto/prof-olocausto/prof-olocausto.html), individui che l’evoluzione ha reso molto Homo e poco Sapiens.

La verità è che leggere è un importante processo che ci viene insegnato, chi da familiari e da sorelle maggiori, chi esclusivamente dalla scuola, ma la capacità di continuare a leggere e informarsi, nella società di oggi, è diventato un atto tutt’altro che scontato, non scevro da insidie e vizi di forma.

Scripta manent e verba volant, ma dove volant questi verba? Bastano pochi secondi per aprire una pagina Google qualsiasi, e basta altrettanto poco per credere, per illudersi di conoscere.

L’ho letto su Internet. E mente i verba volant dappertutto per insinuarsi nei vuoti e nelle lacune delle nostre conoscenze approssimative, è importante tenere a mente che la lettura di un libro, la testimonianza di un vecchio giornalista, la lettura critica di un testo ha un valore nutrizionale maggiore rispetto a un titolo di Milano Today intravisto scendendo dalla metro.

Per conoscere, per sapere, ci vuole tempo. Quel tempo che oggi sembra sfuggirci, lo stesso tempo che ci sembra sprecato quando studiamo ore e ore sui libri, quando ci chiediamo il perché delle cose.

Ragazzi di oggi, piccole teste di domani, questo ricordiamoci: anche gli scripta di Internet rimangono, anche le leggende metropolitane e le fake news volano parallele e ripiene di presunta fondatezza, al fianco dei libri, delle documentazioni passate che oramai troviamo, anch’esse, su cartelle online scaricabili sul nostro lucido lettore elettronico.

Questo voglio dirvi: gli scritti rimangono, e sono lì per essere letti. Le parole, quelle rigurgitate sul web, sono lì in virtù della sacrosanta libertà di parola, ma anche a danno di molti.

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